Totem polemici estivi – Prima puntata

Arriva l’estate (più mensilmente che metereologicamente, peraltro) e come ogni anno scoppiano reggiseni, amori e polemiche. I reggiseni non mi riguardano: la pochezza invernale non si traduce mai in un improvviso e rigoglioso rifiorire estivo, nonostante la speranza sia l’ultima a morire (è dai 13 anni che mi ripeto che se ci è riuscita Britney Spears, a farsi crescere le tette con la sola forza di volontà, ci posso riuscire anch’io). Gli amori veleggiano nel felice mare dell’appagamento a distanza ormai da un paio d’anni, quindi anche in questo caso nessun movimento tellurico da registrare con l’avvento della bella stagione. Mi rimangono le polemiche, che ogni anno si ripropongono alla mia porta, ostinate come testimoni di Geova, sotto forma di alcuni totem (o kagaˈkatsi, in IPA) che, prese sembianze umane, in questo periodo dell’anno assumono alcuni comportamenti particolarmente irritanti.

Tra tutti, come accennavo qui, vincono la palma dei rompicoglioni quelli che definisco provvisoriamente, in attesa di un nome più adatto, i Finestrinatori Folli. Tali affascinanti creature, che brucano perlopiù in contesto urbano (ma ne sono stati avvistati esemplari anche in vaste aree della provincia), durante il letargo invernale non danno segni di particolari patologie offensive dell’altrui libertà. Arrivata l’estate, però, perdono ogni pudore: saliti su un qualsiasi autobus o treno, obbediscono a un istinto primordiale che li spinge a tirare giù il finestrino. Questo indipendentemente dai seguenti fattori:

- il finestrino è inchiodato (all’italiana, quindi con un pezzo di nastro adesivo, uno sputo e una preghiera) e in otto lingue diverse c’è scritto: NON ABBASSARE;
- c’è l’aria condizionata, quindi il tirare giù il finestrino non solo risulterà inutile, ma dannoso per l’ambiente, per l’altrui umore e soprattutto per tutte le ghiandole sudorifere impazzite nel raggio di duecento metri;
- nello scompartimento ci sei anche tu, che stavi benissimo prima dell’arrivo del Finestrinatore di turno, col finestrino lì dove doveva stare.

Il punto è che tali Finestrinatori potrebbero anche essere nel giusto e, conseguenzialmente, giustificati: se, salendo, perdessero un solo secondo per saggiare l’effettiva temperatura dell’aria; se si guardassero intorno, verificando qualità e quantità del sudore dei presenti; se insomma si prendessero un momento per pensare, prima di agire, allora a loro andrebbe la mia ammirazione, il mio rispetto e la mia salute ascellare. Purtroppo così non è: caratteristica principale dell’FF è infatti quella dell’azione non meditata, istintiva, selvaggia persino. Egli punta la preda – il finestrino – e, guidato da un cieco istinto (sguardo vacuo, passo veloce) vi si avventa e lo abbassa deciso. Soddisfatto, vi si siede prudentemente accanto, onde evitare che qualche sprovveduto si azzardi a riporlo nella posizione di partenza, vanificando i suoi sforzi.

Si collocano su un dignitoso secondo posto le appartenenti a una seconda categoria che osa affrontare la luce del giorno solo d’estate: le Impavide dello Stivale (da qui in poi, IS). Lontane parenti della pluridecorata stirpe delle fashion bloggers, sono decisamente meno dannose dei Finestrinatori, ma altrettanto incomprensibili agli occhi del termometro e della razionalità umana. Osserviamole mentre si muovono nel loro habitat naturale. Esse indossano occhiali da sole griffati; canotta scollata; short di jeans; stivali invernali. No, scusate, torniamo indietro di un’inquadratura. Stivali invernali? Sì. Di pelle. Alti. Scamosciati. Caldissimi. I miei piedi fuori moda sudano solo a guardarli. E con quale scusa le IS si sottopongono a quella che si può configurare come una violazione dei diritti base dell’essere umano? “Lo stivale slancia la gamba”. Sì, ma la cancrena la taglia direttamente (mi rendo conto di esagerare: il sudore, di base, non causa cancrena. Ma se sfili lo stivale, scivoli sul tuo piede sudato, rimani incastrata sotto un masso che passava di lì, allora sì, il rischio della cancrena è reale. Dite no al sudore). “Non fa poi così caldo”. Non attacca. Se non facesse caldo non indosseresti solo due francobolli sulle tette e un paio di mutande a forma di jeans. Dove cercare dunque la spiegazione di questi insani comportamenti? Psicologia, genetica, fattori ambientali, errata alimentazione? Mi viene il dubbio che, come sosteneva Ockham, la soluzione sia che così è perché è “di moda”; ma forse sto sottovalutando le profonde motivazioni che spingono le IS a essere tali, e un glorioso giorno verrò smentita.

Nella prossima puntata: Fiammetta Cicogna e gli Intellettuali da Foto Profilo. A presto!

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3 risposte a Totem polemici estivi – Prima puntata

  1. Luca scrive:

    Sempre mitica la Ila!!!

  2. Pingback: Cattivi presagi | ccidevopenzare

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